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Veronica Cruciani

Veronica Cruciani è regista e attrice, diplomata alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. Nel 2003 interpreta e dirige insieme ad Arturo Cirillo il monologo Le nozze di Antigone (premio Oddone Cappellino e segnalato al premio Riccione), scritto per lei da Ascanio Celestini. Nel 2004 fonda la Compagnia Veronica Cruciani, con cui conduce un’indagine sul rapporto fra memoria e drammaturgia contemporanea. Nel 2008 con Il ritorno di Sergio Pierattini, di cui è regista e produttrice, vince il Premio della Critica per il miglior testo italiano. Nel 2009 vince il premio Cavalierato Giovanile della provincia di Roma. Nel 2011 produce e dirige La palestra di Giorgio Scianna, con Filippo Dini, Fulvio Pepe, Arianna Scommegna e Teresa Saponangelo. Nel 2012 vince il Premio Hystrio-Anct dell’Associazione nazionale dei critici italiani con la motivazione «per lo sguardo, antico e moderno al tempo stesso, con cui ha saputo leggere splendidamente luci e ombre della realtà del nostro tempo». Dal 2013 al 2015 è direttore artistico del Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma. Nel 2015 firma poi la regia del Preamleto di Michele Santeramo, con Massimo Foschi, Manuela Mandracchia e Michele Sinisi prodotto dal Teatro di Roma, e di Due donne che ballano di Josep Maria Benet i Jornet, con Maria Paiato e Arianna Scommegna prodotto dal Teatro Carcano di Milano. Nel 2016 firma la regia de La Bottega del caffè di Rainer Werner Fassbinder prodotto dal il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Molto attenta alla formazione dell’attore è attualmente tra i docenti della Scuola Officine Pasolini della Regione Lazio, Accademia Stap Brancaccio e Accademia Padiglione Ludwig.

Nel cinema ha lavorato in diversi film italiani come attrice e acting coach. È tra i protagonisti di Viva la sposa, di Ascanio Celestini, presentato al festival di Venezia, e nel cast di Pecora Nera di Ascanio Celestini, di Dolce arte di esistere di Pietro Reggiani, di Un fidanzato per mia moglie di Davide Marengo, di Chiedimi se sono felice di Aldo Giovanni e Giacomo, di Lettere al presidente di Marco Santarelli.