
da giovedì 16 a sabato 18 aprile ore 21
di Jean Paul Sartre
regia Alessia Tona
con Caterina Cianfa, Carlo Falconetti, Eleonora Lipuma, Marco Masiello
e con Antonio Bandiera, Agnese Breda, Anna Bucci, Chiara Caporali, Maurizio Canforini, Federico Diana, Federica Lipuma, Andrea Mastrotto, Antonello Orfano, Federico Orfano, Alessia Tona, Simonetta Trippini
regia video Davide Alario
musiche Lorenzo Capelli
scene e costumi Nike Teatro
assistente di compagnia Agnese Breda
comunicazione visiva Rossella Lupo
ufficio stampa Maresa Palmacci
Nike Teatro
Il dramma ha inizio con un Valletto che introduce in una stanza un uomo chiamato Garcin. La stanza non ha nulla: né finestre né specchi. Si capirà presto che è un luogo dell’inferno. In seguito, due donne raggiungeranno Garcin: Inès e Stella. Attendono tutti il momento della tortura, ma nessun altro entra nella stanza. Pian piano i personaggi comprendono di essere lì per torturarsi a vicenda, con domande e commenti sulla loro vita precedente, sui delitti, miserie, desideri e passioni. I personaggi sono in grado di vedere ciò che accade sulla Terra nella misura in cui ciò riguarda ancora loro, ma a mano a mano la connessione si fa più labile e le visioni scompaiono, lasciandoli da soli con loro stessi e con gli altri due. La porta però è sempre rimasta aperta ma nessuno dei tre sarà in grado di lasciare la stanza, imprigionati nella rete di rapporti che hanno creato.
Note di regia
“Il non luogo, l’inferno, diventa lo scenario di questa pièce teatrale scritta da Jean Paul Sartre nel 1944. L’interesse per questo testo è stato immediato. Sono molte le domande che mi sono posta e ci siamo posti su questi personaggi apparentemente mostri ma usati dal carnefice più grande: la società. Continuo a credere che dall’avvento dei social questa oppressione, questo voler necessariamente essere, stia diventando un male irreparabile in ognuno di noi. E allora Sartre ci porta immediatamente a riflettere sull’azione negativa che spesso agiamo o subiamo in questa relazione ossessiva con l’apparire. “A porte Chiuse” rappresenta uno spaccato feroce e graffiante che prende forma in un inferno personale da cui noi vi è via d’uscita. Non esiste remissione dei peccati per i protagonisti di quest’opera, ma solo un lento calvario che durerà per sempre. […]”
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