10/05/2026 - 20/05/2026 Mostra

Wild Routes
The Rome Exhibition
Claudio Viezzoli

Mostra fotografica dal 10 al 20 maggio 2026

Giornata inaugurale domenica 10 maggio, dalle ore 17:30 alle ore 20:30

INGRESSO GRATUITO


“Questa mostra riunisce una piccola selezione di fotografie tratte dai miei viaggi in Africa, Asia e Sud America. Sono state scattate in Botswana, Namibia, Zambia, Kenya, Sudafrica, Brasile e India: luoghi ricchi di vita e di spazi aperti, dove il selvaggio non è ancora stato completamente recintato. Sono Paesi che hanno scelto, almeno per ora, di proteggere parti della terra per gli animali e per coloro che li cercano.

Per selezionare le poche immagini esposte sono partito da migliaia di fotografie, decisamente troppe, e le ho progressivamente ridotte, lasciandone andare una alla volta. Ciò che rimane sono le immagini che per me erano vive: quelle capaci di riportarmi all’istante in cui ho premuto l’otturatore e che possono esistere nello spazio limitato di un teatro, pur continuando a suggerire praterie sconfinate, foreste e savane.

Ogni fotografia appartiene a un momento preciso nel tempo: quando il sole esplodeva o svaniva, quando la luna era nuova o piena, quando l’aria era immobile o mossa dal vento. Ricordo il calore che saliva dalla pietra, l’odore della salvia selvatica e dell’erba bagnata, la dolcezza pungente dello sterco di elefante. Il ronzio basso delle mosche, la risata delle iene e, talvolta, un silenzio lungo e ininterrotto che fa rabbrividire la pelle. Nessuna fotografia può contenere tutto questo: il miscuglio di suoni, odori, calore e distanza. Nessuna lente, per quanto raffinata, può eguagliare ciò che l’occhio umano fa con naturalezza: cogliere il più piccolo movimento mantenendo allo stesso tempo l’intero orizzonte. Regolo angoli e luce, lavoro sul delicato equilibrio tra tempo di scatto e apertura, ISO e compensazione, sapendo che nessuna fotografia sarà mai completa. Forse è proprio questa incompletezza a darle significato.

Viaggiare in questi paesaggi in presenza di animali selvatici significa percepire, quasi fisicamente, il nostro posto nel mondo. L’esperienza spoglia dalle illusioni. Ci ricorda quanto siamo piccoli, quanto breve sia il nostro tempo e quanto il mondo resti miracoloso nonostante noi. Ho avuto la fortuna di trascorrere del tempo in luoghi di straordinaria bellezza e al tempo stesso di estrema fragilità. Essi hanno bisogno di
protezione, di sostenitori appassionati, di tempo per recuperare dalle catastrofi ecologiche, di azioni concrete per difenderli e consegnarli alle generazioni future come un patrimonio insostituibile.

È per questo che ho deciso di collaborare con il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (CISP), un’organizzazione italiana della società civile attiva in oltre trenta Paesi in via di sviluppo, e di mettere a disposizione le mie fotografie naturalistiche come segno di impegno ambientale per sostenere migliaia di giovani e donne adulte di sette comunità rurali della provincia di Esmeraldas, in Ecuador: villaggi senza strade e senza alternative, persi nel labirinto verde delle mangrovie.

Non parlano di povertà, sebbene essa segni le loro vite quotidiane, ma di appartenenza: si definiscono guardiani delle mangrovie, come se la sopravvivenza stessa fosse una forma di custodia. Qui la povertà è una condizione antica, la violenza una presenza costante, le istituzioni un’eco lontana. Le famiglie, in gran parte di origine afrodiscendente, vivono di ciò che il mare concede: pesca artigianale, molluschi raccolti a mani nude. Ma il mare si ritrae, il pesce scompare, e anche la piccola vongola scura, la concha negra, che le donne cercano immerse nel fango nero delle mangrovie, comincia a scarseggiare, come se la terra stessa stesse chiudendo i pugni.

Hanno bisogno di sostegno in questo loro compito silenzioso: proteggere l’ecosistema marino-costiero, creare zone di riproduzione per molluschi e specie acquatiche, strappare la plastica alle maree e restituirla a un ciclo utile, immaginare un’economia che non distrugga ciò da cui dipende. È un lavoro lento, quasi nomade, che unisce la tutela dell’ambiente alla dignità del vivere e alla possibilità, rara ma necessaria, di una pace che nasca dal rispetto della terra. Tutti i profitti della mostra saranno devoluti al progetto a sostegno delle comunità della provincia di Esmeraldas, in Ecuador.

Dopo quella di Londra, questa è la mia seconda mostra, e ancora una volta la sfida più grande non è stata tecnica, ma mentale. Ho dovuto compiere una transizione profonda: da fotografo a narratore. E non è la stessa cosa. Come fotografi siamo immersi nell’istante dello scatto. Giochiamo d’azzardo con la luce, con il tempo, con i movimenti dell’animale. Raccontare attraverso una mostra, invece, richiede di uscire da quell’istante. Bisogna creare un ponte tra chi guarda e chi ha guardato per primo. Questa seconda mostra mi permette di continuare il viaggio.”

Claudio Viezzoli


Per maggiori info.: scuderieteatrali@gmail.com / 065814176