25/03/2023 Danza

sabato 25 marzo ore 21 • danza
Twain physical dance theatre
ROMANZA
coreografia e regia Loredana Parrella
interpreti Caroline Loiseau, Yoris Petrillo, Romano Vellucci, Ugnė Kavaliauskaitė
musiche J.S.Bach, G.B.Pergolesi e musiche rielaborate Parrella
disegno luci Luca Febbraro
costumi Sartoria Mulas
distribuzione Yoris Petrillo
produzione Twain Centro di Produzione Danza
con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio, Fondazione Carivit
in residenza Centro d’Arte e Cultura – Città di Ladispoli, Supercinema e Teatro Il Rivellino – Tuscania, Fucina Teatro – Cagliari
durata 55’

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Primo Premio alla Miglior Coreografia – CortoinDanza 2011 – T.Off – Cagliari
Selezione Visionari Kilowatt Festival 2013

Una coreografia che racconta di donne e uomini senza volto e senza nome, sui cui corpi è iscritta la storia di un’umanità disumana. Un’invocazione, una confessione, un misto tra un atto di fede e un dolore lacerante.


“Opposti l’uno all’altro e per questo in eterna attrazione. L’osservatore fermo impassibile scruta quell’orizzonte infinito che non si può contenere.”

Romanza creato più di 10 anni fa da Loredana Parrella, viene riproposto nel 2020 in una nuova versione per 4 interpreti. Il processo creativo si è ri-generato dall’incontro-scontro con un punto di vista nuovo, determinato dal passare del tempo. È stato necessario ritrovare lo sguardo originale e ricercare i principi e gli impulsi primari di questa creazione per mettere a fuoco il tema centrale che originariamente ne è stato il motore. Lo spettacolo prende spunto dal cortometraggio Submission di Theo Van Gogh, ucciso da un integralista islamico a Amsterdam il 2 novembre 2004. La narrazione è cruda, senza timori, né allusioni, per raccontare di donne e uomini senza volto e senza nome sui cui corpi è iscritta la storia di un’umanità disumana. Tre quadri, che partendo dal nero del niqab che nasconde il volto, al bianco candore delle spose bambine, arrivano alla consapevolezza della feroce presenza dell’assenza. In questa penombra, attraverso una scrittura coreografica a volte netta e aggressiva, a volte circolare ed ipnotica, si sviluppa la relazione con l’altro. Nonostante anni di privazioni, abusi e sofferenze il corpo resiste alla sottomissione e si sottrae a quel nero che occulta e mortifica. Scoprire il proprio volto si rivela l’unico appiglio all’idea di libertà. Un’invocazione, una confessione, un misto tra un atto di fede e un dolore lacerante, definitivo.


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