02/11/2019 Teatro

sabato 2 novembre ore 21 | teatro
Teatro Verdi Pordenone | Teatro di Roma | Teatro del Lido di Ostia
QUESTO È IL TEMPO
IN CUI ATTENDO LA GRAZIA

da Pier Paolo Pasolini
regia Fabio Condemi
con Gabriele Portoghese
drammaturgia Fabio Condemi e Gabriele Portoghese
drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich
filmati Fabio Condemi, Igor Renzetti
musiche Johannes Passion di J.S. Bach
si ringrazia la signora Graziella Chiarcossi
produzione Teatro Verdi di Pordenone
in collaborazione con Teatro di Roma-Teatro Nazionale e Teatro del Lido di Ostia
durata 60 min

Un avvicinamento ai luoghi e ai sensi di Pier Paolo Pasolini, attraverso le sue parole poetiche e profetiche. Un viaggio a ritroso che parte dal luogo della sua tragica morte, attraversa Roma, per finire nella regione della sua infanzia friulana.

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“Tutta l’opera letteraria, cinematografica e persino politica di Pasolini
sembra attraversata proprio da questi momenti di eccezione
in cui gli esseri umani diventano lucciole – esseri luminescenti, danzanti,
erratici, inafferrabili e, come tali resistenti – sotto il nostro sguardo meravigliato’’
Georges Didi-Huberman, Come le lucciole

“Nel 1941, mentre imperversa la guerra, un giovane di diciannove anni, iscritto alla facoltà di lettere di Bologna scopre la poesia moderna, da Hölderlin a Montale e segue i seminari di Roberto Longhi su Giotto, Masaccio e altri pittori fiorentini, vere e proprie ‘’folgorazioni figurative’ per quel giovane poeta che gioca anche come attaccante nella squadra di calcio dell’università. Questo ragazzo è Pier Paolo Pasolini che, in una lettera al suo amico d’infanzia Franco Farolfi, scrive: “[…] Allora ho pensato come sia bella l’amicizia, e le comitive di giovani ventenni che ridono con le loro maschie voci innocenti, e non si curano del mondo intorno a loro, riempiendo la notte delle loro grida. […] Ho visto (e me stesso vedo così) giovani parlare di Cézanne, e pareva palassero di una loro avventura d’amore, con uno sguardo scintillante e turbato. […]”
In lui convivono la gioia intellettuale e quella dei sensi, in netta opposizione con i tempi repressivi e magniloquenti del Fascismo imperante.
Scrive Georges Didi- Huberman nel suo saggio Come le lucciole:
“Tutta l’opera letteraria, cinematografica e persino politica di Pasolini sembra attraversata proprio da questi momenti di eccezione in cui gli esseri umani diventano lucciole – esseri luminescenti, danzanti, erratici, inafferrabili e, come tali resistenti – sotto il nostro sguardo meravigliato”
Pasolini vedrà man mano mutare e degradarsi, sotto il potere dei consumi, questa umanità luminosa che lui disperatamente amava. In un articolo scritto poco prima della sua uccisione, nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 presso l’Idroscalo di Ostia, userà la struggente immagine della scomparsa delle lucciole nelle città e nelle campagne a causa dell’inquinamento, per decretare il compimento del ‘mutamento antropologico’ operato dall’ideologia edonistica del nuovo potere, con le sue luci accecanti che impediscono di vedere i bagliori particolari e fragili di questi animali notturni.

Che cosa intendiamo fare? Che cosa stiamo sognando? Non è un’agiografia quella che ci apprestiamo a compiere a Ostia, a Roma e a Pordenone. Piuttosto un avvicinamento. Ai luoghi e ai sensi di Pier Paolo Pasolini, attraverso le sue parole sempre poetiche e profetiche. Un viaggio a ritroso che parte dal luogo della sua tragica morte e finisce nella regione della sua infanzia friulana, passando per Roma che con le sue contraddizioni e la sua bellezza è protagonista indiscussa di tanta produzione pasoliniana.”
Fabio Condemi e Gabriele Portoghese