12/07/2020 Musica, Teatro

domenica 12 luglio ore 18:30

Amore, qui tutto è una follia – ballata per orchestra e riso amaro

da un idea di Alessio Vassallo e Tommaso Di Giulio
Con Alessio Vassallo
Regia Emanuela Giordano
Scrittura scenica e musicale Tommaso Di Giulio
Musiche eseguite dalla Caltiki Band

Nell’antica arte di lamentarsi, John Fante è forse lo scrittore che ha saputo volare più in alto, raggiungendo altezze vertiginose, per poi planare a terra
con una leggerezza concessa a pochi.
“John Fante Alighieri” lo ha chiamato Vinicio Capossela durante un suo concerto dedicato al grande crocevia in cui si incontrano storie d’Italia e di
Stati Uniti. Fante, come un salmone che risale la corrente, è americano per caso e italiano suo malgrado, rimasto impigliato con la coda tra le rocce del suo
Paese d’origine: un vecchio mondo popolato da silenzi paterni, da santi giudicanti e dalla malinconia tutta italiana degli occhi di sua madre. Fante ha
cantato tutto questo e molto altro, trasformando il senso d’inadeguatezza in poesia fino a rovesciare la mistica sul quotidiano. Sia che litighi con il suo
braccio dolorante o che si protegga dagli anatemi di una nonna abruzzese, che considera l’elettricità un’invenzione demoniaca, il suo lamento è un blues
che sussurra per farsi coraggio quando deve fare i conti con i fuochi fatui della cucina di casa o combattere senza armatura con quella creatura dalle
troppe teste chiamata “Famiglia”. Fante è così attaccato a questa specie di mostro antropofago che ne deve necessariamente fuggire. Che si faccia
chiamare Arturo Bandini o Henry Molise, fa lo stesso, lo scrittore ti riporta lì, a casa. Come se non ne bastasse una, di Famiglia, ti fa diventare per forza suo
fratello. Mal comune mezzo gaudio?
Le sue non sono parole che sanno stare da sole: mormorano, strillano, borbottano e si lagnano almeno a due voci. Fante è polifonico.
Amore, qui tutto è una follia parte da questa polifonia ed è pensato come un blues metropolitano, uno spettacolo in cui un attore ed una piccola
orchestra popolare dialogano con le pagine dello scrittore più spaventosamente ed incredibilmente vicine al vissuto degli interpreti sul
palco. Leggere John Fante ci ha fatto esclamare mille volte “ma questo sono io!” Ecco la ragione per cui mettiamo in scena questo gioco tragicomico tra vita
vissuta e racconto letterario. Padri silenziosi o che parlano solo al momento sbagliato, madri con stanze da letto che sembrano santuari, terribili padrone di casa, il sesso e altri fantasmi, cantanti falliti, ipocondrie surreali, sogni di gloria, amori impossibili, preghiere poco ortodosse e piccole vittorie: amiamo John Fante perché ci siamo passati anche noi.
In le pagine di Fante si alternano a racconti di vita vissuta, le une si confondono negli altri con il contrappunto della musica e di quelle canzoni
che meglio si prestano ad accompagnarci, con incursioni dei musicisti nella narrazione e dell’attore nel canto.

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